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Jatobà

Produzione e vendita di parquet prefinito jatobà a Terni

Ti offriamo la migliore produzione di parquet prefinito jatobà a Terni!

Oltre ai pavimenti tradizionali in legno massiccio monostrato sono sul mercato i cosiddetti pavimenti multistrato prefiniti composti da uno strato superiore in legno nobile, il cui spessore può variare, a seconda del prodotto, da 6 mm a meno di 1 mm (detti comunemente 'impiallacciati'):comunemente lo spessore si aggira sui 3/5 mm. Al di sotto dei 2,5 mm di spessore si ricordi che non è da definire parquet. Quando lo strato di legno nobile è incollato su un supporto in legno dolce si parla di due strati, che può essere in multistrato (cioè più sfoglie da circa 1mm di spessore l'una) o lamellare (cioè una sola sfoglia spessa più millimetri). I multistrati in betulla europea rappresentano il top della stabilità (non si creano fessure tra le tavole). I lamellari eventualmente possono essere controbilanciati incollando una lamina della stessa essenza (in modo da avere un "sandwich" simmetrico) che sarà quella che andrà poi effettivamente posata (in questo caso flottante) sul massetto (prefinito a tre strati).
Legni nobili comunemente usati sono: rovere, doussié, wengé, olivo, noce, iroko, teak, merbau, afrormosia, faggio, Cabreuva, Panga Panga e Padouk.
In quanto pre-finiti in laboratorio (e non in opera) si prestano a finiture particolari quali colorazioni tramite pigmenti, decappature (cioè colorazioni a pigmenti in contrasto tra la fibra e la base del legno), spazzolatura della fibra (la quale conferisce effetto ruvido; è il contrario della levigatura), microbisellatura dei lati della tavola (spigoli smussati e non vivi), piallature a mano, spigoli spaccati sui vari lati della tavola, piano sega (la superficie della tavola presenta seghetteture trasversali rispetto all'andamento della venatura), termotrattamenti (lasciato essiccare per x tempo a x temperatura il legno nobile cambia tono di colore scurendo in tutto lo spessore), decorazioni ad acqua.
Il trattamento finale può essere ad olio o vernice. La finitura ad olio (quelli vegetali hanno residui tossici quasi nulli) richiede una manutenzione costante e non è idrorepellente nel primo periodo di vita (un anno circa con manutenzione corretta) quindi è soggetto ad aloni ma conferisce l'aspetto più naturale.
Le vernici sono di più facile manutenzione e in commercio se ne trovano di "naturale UV o effetto cera" con meno gloss di lucentezza rispetto alle vernici satinate (semi lucide).

Hymenaea courbarila L.
Jatobà, anche conosciuto come ciliegio brasiliano, è un albero comune nei paesi Caraibici dell' America centrale, in Sudamerica in particolare in Brasile. E’ un legno duro usato per mobilia, pavimento, parquet,  e per scopi decorativi. E' noto per la sua elevata durezza, ma anche per il suo straordinario aspetto. Il colore marrone medio e le piacevoli parziali venature scure di questo genere di ciliegio garantiscono atmosfere uniche con una forte impronta individuale.
L'albero, di grandi dimensioni, può raggiungere i 40-50 m; il fusto porta alla base contrafforti piuttosto estesi al di sopra dei quali il diametro arriva anche a 1,5 m e più. Il portamento è diritto e regolare: si notano però frequenti tensioni interne.
Con l’esposizione alla luce il Jatobá tende nel tempo a scurire in maniera molto consistente e non uniforme, con differenze cromatiche anche marcate tra singoli elementi originariamente uguali. Per questo motivo al momento della fornitura gli elementi in legno possono avere una tonalità di colore anche palesemente diversa dalle campionature ed eventuali macchie di colore rilevate sulla pavimentazione e dovute all’impiego di tappeti, passatoie o altri oggetti tendono a scomparire con la successiva esposizione alla luce. Gli elementi in legno di Jatobá possono contenere concrezioni minerali con colorazione dal biancastro al giallo limone.



Terni (Interamna Nahars in latino) è un comune italiano di 111 455 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Umbria.

È il quarantunesimo comune italiano per popolazione e il settimo dell'Italia Centrale, nonché secondo della regione Umbria per popolazione e nono per superficie.

Sebbene alcuni ritrovamenti indichino una presenza umana stabile dal 3000 a.C., la città di Terni è fondata intorno al 1.200 a. C. dagli Umbri, ovvero da popolazioni Indoeuropee, Proto-Celtiche provenienti da oltre le Alpi precisamente dal medio bacino del fiume Danubio e centro-sud della Germania. La fusione di questi due gruppi etnici appartenenti alla "Cultura Campi di Urne" diede vita ai Celti che scivolarono anche in Italia proprio con gli Umbri. Le popolazioni Indoeuropee e Celtiche che si stanziarono a Terni si chiamavano "Naharki" (o più comunemente chiamati Naharti) che erano la tribù più numerosa e organizzata degli Umbri che popolava compattamente tutto il bacino del fiume Nera , il territorio dell' Umbria medio-appenninica più a nord e a sud arrivando fin dentro la Sabinia alle porte di Roma. La loro città "Interamna Nahars" fu una delle più importanti della Regio VI Umbria et Ager Gallicus, una delle regioni formate da Augusto per dividere l'Italia romana.[2]

Città ad elevato tasso di sviluppo industriale sin dal medioevo, quando era un ricco e combattivo libero Comune con i suoi 500 mulini ad acqua, dal XIX secolo crebbe ancor di più la sua industria, tanto da ricoprire un ruolo da protagonista nella seconda rivoluzione industriale, parallelamente alla nascita delle Acciaierie nel 1884 ed essendo già sede, dal 1875, della Fabbrica d'Armi più importante d'Italia, tuttora attiva, oltre che di impianti idroelettrici ed opifici specializzati nei settori tessile e chimico. Prima città industriale in Italia dopo quelle del famoso Triangolo, ha subìto pesantissimi bombardamenti nel corso della seconda guerra mondiale da parte degli Alleati che, però, non le hanno impedito di rimanere tuttora uno dei fulcri dell'economia regionale e nazionale e di avere ancora un gran patrimonio artistico antico (anche se poco valorizzato e assai sottovalutato) inerente i numerosi tratti di centro storico con palazzi nobiliari medievali e soprattutto rinascimentali (molti dei quali restaurati), torri, porte cittadine, frazioni murarie di epoca romana e comunale, chiese medioevali, rinascimentali-barocche e numerose rocche medievali poco fuori l'antica città e facenti parte dell'antico sistema di difesa nel contado, ora in gran parte diroccate, ma con alcune ancora in buono stato di conservazione.

Dal suo boom industriale ottocentesco fu soprannominata "La Città d'Acciaio" e la "Manchester italiana".[3]

Oggi, nel XXI secolo, Terni è una città completamente rinnovata e a misura d'uomo con un importante centro storico, economico, sociale e naturalistico.[4] Alle vastissime zone industriali, infatti, si alternano paesaggi verdi (in primis la cascata delle Marmore), testimonianze di resti romani, medievali e di archeologia industriale.

È conosciuta in tutto il mondo come Città degli Innamorati in quanto il suo patrono, san Valentino, vi nacque e divenne vescovo; le spoglie del santo sono custodite presso l'omonima basilica.[5]

Secondo uno studio dell'ISTAT, Terni risulta essere la città più "verde" del Centro Italia e sesta in tutto lo Stivale.[6]
Fonte Wikipedia

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